Di demolizione come risoluzione rapida-economica-definitiva di un problema scomodo, di un nodo irrisolto, quasi un cancro architettonico.
Invece di proporre finalmente un cammino che porti ad una progettazione condivisa e partecipata per la salvaguardia e sviluppo dell'Isola del Cotonificio e di Borgo Venezia, la notizia di settembre è -in soldoni- "appena avremo quattro soldi in tasca, demoliremo i ruderi del Mulino di Fiume".
Questa nostra posizione non significa stare dalla parte delle Sovrintendenze "chic" che, volendo portar acqua al proprio mulino, pretendono di conservare tutto-e-comunque, cristallizzando situazioni anche imbarazzanti (e prive di qualunque valenza storico-artistico-culturale), arrivando a promuovere anche le famose false ricostruzioni "com'era dov'era".
Ma concedete alla comunità di questo piccolo paese di Fiume Veneto di continuare a ricordare le proprie povere radici, attraverso qualche silenzioso e degradato testimone, brandello di una storia che al mondo non interessa, ma che almeno agli studenti dell'asilo o delle elementari si dovrebbe almeno continuare a raccontare... e mostrare (sempre che non si voglia concludere in breve tempo la nostra trasformazione in paese-dormitorio).
Un mulino senza ruota, un cotonificio senza cotone, un convento senza suore (... una biblioteca senza libri): molti dei luoghi importanti del nostro paese hanno già perso il loro


